A Roma, presso i giardini di Piazza Vittorio, si trova uno strano ed affascinante monumento: la “Porta Alchemica” (detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli), edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte (1614-1680), nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino.

Per chi volesse saperne di più, basta fare una ricerca su Google o andare su http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Alchemica.

Quello che qui ci interessa sottolinearvi è che tra gli innumerevoli simboli ed iscrizioni che si possono leggere sulla porta, ve n’è una che da sempre ci ha affascinato e che, in un qualche modo, è diventata la fonte ispiratrice dei fondatori di questo blog. Ci riferiamo all’epigrafe “SI SEDES NON IS” che si trova sulla soglia della Porta.

“SI SEDES NON IS” è un palindromo improprio, nel senso che non è esattamente leggibile in modo identico da sinistra verso destra e da destra verso sinistra, ma la lettura nei due sensi completa la frase e fornisce ulteriori spunti di riflessione sul significato profondo di questa frase ermetica.
Il motto può essere letto, infatti, da sinistra a destra (Si sedes non is = Se siedi non vai) e da destra a sinistra (Si non sedes is = Se non siedi vai).

A questo punto, ci si potrebbe chiedere cosa c’entri questa frase con un blog che parla di diritto. IUS TORTUM, infatti, è un blog sul diritto. Scritto da professionisti e magistrati ma che si rivolge non soltanto agli operatori del diritto.

Gli articoli del blog, infatti, proprio come ci si aspetta da un sito in materia di diritto, spazieranno dall’analisi delle novità normative, ai commenti della giurisprudenza più recente (con particolare attenzione a quella palermitana e siciliana in genere), fino a consigli e suggerimenti riservati sia agli operatori del mondo forense così come ai profani (per così dire) del diritto.

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Il nome “ius tortum”, nasce dal desiderio di affrontare non soltanto gli aspetti fisiologici del diritto nelle sue diverse sfaccettature, ma anche il suo “rovescio”, e quindi le storture, le contraddizioni e, talvolta, le vere e proprie “ingiustizie” delle norme sostanziali, anche nell’interpretazione ed applicazione che talvolta ne fa la giurisprudenza o la prassi amministrativa ed istituzionale.

Siamo consapevoli che parlare di “ingiustizia del diritto” è un vero e proprio ossimoro, ma purtroppo l’Italia, che storicamente è sempre stata Patria e culla del diritto, oggi si caratterizza per esserne sempre più spesso la tomba.

L’irrefrenabile elefantiasi che caratterizza la legiferazione italiana da decenni, la smodata (e spesso inconcludente) volontà riformatrice delle diverse maggioranze governative che si succedono, priva di una seria programmazione e accompagnata da una desolante impreparazione e scarsa consapevolezza sistemica, il ricorso a strumenti di decretazione d’urgenza, anche in materie dove sarebbe necessaria un’attenta ponderazione e coordinamento con la normativa vigente, produce veri e propri mostri giuridici, le cui conseguenze, troppo spesso sottovalutate, sono in realtà devastanti.

Come molti, ci siamo trovati sempre più spesso a parlare e discutere con amici, colleghi, clienti, etc. di tanti argomenti: politica, economia, giustizia, questioni sociali e persino di politica internazionale.

E normalmente sono sempre discorsi che portano ad un senso di impotenza, quando non anche ad un sentimento di sconforto.

Tuttavia, riteniamo anche che sia comunque importante continuare a parlare dei problemi ed affrontare ogni argomento. E questo perché parlare di qualcosa, a meno di non volere solo dare aria ai denti, porta necessariamente ad informarsi, tenersi aggiornati e rielaborare le nozioni apprese. In una parola ci spinge ad essere e rimanere consapevoli della realtà che ci circonda, evitando di cadere nell’oblio in cui ci trascina l’atteggiamento di rassegnazione tipico di chi ritiene di non potere “fare nulla”.

“La democrazia è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber, ed internet offre a tutti la possibilità di “partecipare”, consentendo a chiunque, e quindi anche a chi vi scrive, di potere allargare il fronte degli interlocutori con cui scambiare pensieri, opinioni, denunce, ma anche ricette e soluzioni, o anche solo per discutere del Nulla che come tutti i concetti assoluti coincide con il suo opposto: il Tutto.

Ecco perché abbiamo scelto di fare un blog, che per sua natura è uno strumento meno statico e compassato di una rivista, per quanto digitale. Ci aspettiamo, infatti, che i commenti ed i contributi dei visitatori possano arricchire ed integrare le modeste capacità dei redattori, fornendo, peraltro, sui vari argomenti di discussione, il proprio prezioso contributo di esperienza sul campo.

Ed ecco perché, oltre che parlare di “ius” (quello vero), ci interessa discutere anche e soprattutto di “tortum”, perché come diceva un mio Maestro, di vita prima che di professione, si impara più dalle cose sbagliate che non dalle cose giuste.

Ed allora, parafrasando la frase ermetica che dà il titolo a questo primo articolo del blog, noi abbiamo deciso di “non restare più seduti e di andare”; e lo faremo mettendo in piazza i nostri pensieri e le nostre riflessioni sugli argomenti e sulle questioni che ci interessano, e anche se soltanto uno dei pochi o tanti lettori sarà invogliato a fare altrettanto, significherà che questo blog avrà raggiunto il suo scopo.

Buona lettura!

Giuseppe Bentivegna

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