AristoteleIUS TORTUM trae le sue origini da una disimpegnata conversazione avvenuta tra i valorosi compagni di cordata intorno alla fine dell’estate del 2014.

La conversazione, da disimpegnata, si è diversamente evoluta quando, come spesso capita, ci si confronta sulle esigenze che il cittadino rappresenta al primo front office della giustizia: il proprio procuratore di fiducia.

In particolare, partendo da casi reali, che riguardano ingiustizie, più o meno definitive, subite da cittadini della Repubblica per le condotte compiute da altri cittadini, siano essi appartenenti al mondo della malavita, siano essi cittadini appartenenti ad alcuni salotti buoni, professionisti di varia estrazione che mettono le proprie conoscenze a disposizione di se stessi o dei propri clienti a ovvi fini di lucro ed in barba ai giuramenti di fedeltà prestati, orbene, tutte le su descritte condotte sfruttano un sistema giustizia (IUS) che tuttavia non riesce a dare risposte e pertanto si trasforma in denegata giustizia (TORTUM). Ma, si badi bene, spesso nel pieno formale rispetto delle regole processuali, penali ma soprattutto civili.

Tale situazione innesca un meccanismo perverso nel quale il soggetto che delinque si sente “autorizzato” dallo stesso sistema a perpetuare condotte illegittime o illecite. Ne consegue una salita esponenziale di condotte illecite ma soprattutto illegittime, che proprio perché di apparente scarso rilievo, si sa che non potranno essere perseguite nella sostanza. Il quadro si completa quando il cittadino continua a denunciare o rivolgersi al giudice civile per ottenere giustizia. A quel punto aumenta l’overloading che impantana ancora di più la macchina della giustizia.

L’ultima fase di questo pernicioso processo diviene la perdita di fiducia nel sistema con conseguente rifiuto di rivolgersi ad esso.

Recentemente la geopolitica e la geostrategia nostrana, ma anche anglosassone, si è avventurata in analisi non del tutto peregrine, facendo paragoni tra la nostra attuale crisi e la fine dell’impero romano.

Si citano gli indicatori sintomatici più importanti. Dal calo demografico alla crisi economico-produttiva; dal crollo dei traffici commerciali alla perdita di coesione sociale dovuta all’enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza; dalla mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, alla degenerazione burocratica, alla corruzione sistematica; dall’eccessivo peso fiscale alla evidente inadeguatezza del sistema istituzionale rispetto al mutato assetto sociale.

Oggi il cittadino che subisce “piccole” violenze quotidiane o un torto (sia esso condotte di diffamazione, vessazione, truffa o appropriazione indebita in sede commerciale o condominiale, condotte di molestia subdola, violazioni del diritto di proprietà, financo tentativi di estorsione travestiti da inoffensive e giustificabili azioni giudiziarie, violenze private non evidenti) rischia di trovarsi in situazione di abbandono perché la macchina della giustizia è impantanata in una situazione di tale complessità, burocratica e normativa, che a volte per necessità sceglie di dare maggiore spazio a fatti considerati – a buon diritto – di maggiore allarme sociale (mafia, corruzione, inquinamento ambientale) che colpiscono il sistema paese strutturalmente.
Le risorse purtroppo sono limitate. Il delinquente da noi descritto, così lavora nell’ombra e sul numero, ben sapendo di avere il paracadute di una sostanziale impunità. Quale sacrificio deve affrontare il cittadino che non intende soggiacere a tale stato di cose? Un sacrificio enorme, e questo possiamo affermarlo sulla base di una esperienza quotidiana e professionale.

IUS TORTUM è a disposizione dei tecnici del diritto e dei cittadini non tali, soprattutto per affrontare problematiche che riguardano gli illeciti civili di “bassa portata”, i reati cosiddetti “minori” che di minore non hanno nulla, i diritti controversi che ancora non hanno trovato costanti interpretazioni dalla Suprema Corte, tutte quelle violazioni di diritto che sono le “piccole” violenze quotidiane verso cui l’apparato giustizia riesce a rispondere a fatica.

E nel fare questo IUS TORTUM farà “rete”. E’ questo forse l’elemento di novità rispetto ai puntuali e assai completi blog di diritto. Si sedes non is parafrasava l’Amico e Collega Giuseppe. Potremmo aggiungere: “… fatti non foste per viver come bruti …”.

Cosa altro possiamo fare noi 40/50enni per contribuire a risanare le macerie che già vediamo, nell’interesse nostro e di tutte le persone oneste che sono, non dimentichiamolo, la quasi totalità della popolazione?

Il tutto – consentiteci questa aspirazione – anche con una finalità Istituzionale.

Non possiamo consentire che prenda il sopravvento il vulnus della disaffezione e della sfiducia verso le Istituzioni. Sfiducia e disaffezione che ascoltiamo in giustificati sfoghi quotidiani, con la conseguenza che uno sparuto gruppo di soggetti, votati all’illegalità culturale e all’antipatriottismo, avrà tratto giovamento nel vivere circondato dalle macerie dallo stesso create.

Auspichiamo un’intensa partecipazione a questo blog nella sincera speranza che divenga una modesta contribuzione al bene di tutti.

La risposta di giustizia restituisce la dignità alla vittima; “…si non sedes is…” e aggiungerei “…per seguir virtute e canoscenza…”. Ed infine, la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. (Aristotele)

Un grazie, sin d’ora.

Fabio Stuppia

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